Emblema della Repubblica Italiana

Consiglio Nazionale degli
Studenti Universitari

Ministero dell'Università e della Ricerca

2022-2025

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  • Home pagePareri2019Parere relativo al ddl 1586 - bilancio di previsione dello stato per l’anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020 - 2022

15 novembre 2019

Roma, 12 Novembre 2019

 

Alla cortese attenzione dell'On. Ministro dott. Lorenzo Fioramonti Ministero dell'Istruzione, dell'Università e

della Ricerca

 

dell'On. Vice Ministro Dott.ssa Anna Ascani

Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca

e p.c.

 

Al Capo Dipartimento prof. Giuseppe Valditara

Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca

 

Al Direttore Generale dott.ssa Maria Letizia Melina Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca

 

Al Direttore Generale Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca

 

Al Presidente della V commissione

on. Claudio Borghi Camera dei Deputati

 

Al Presidente della V commissione

on. Daniele Pesco Senato della Repubblica

Al Presidente della VII commissione

on. Luigi Gallo Camera dei Deputati

Al Presidente della VII commissione

on. Pittoni Mario Senato della Repubblica

 

LORO SEDI

Adunanza n. 2 del 12/13 novembre 2019

 

OGGETTO: PARERE RELATIVO AL DDL 1586 - BILANCIO DI PREVISIONE DELLO

STATO PER L'ANNO FINANZIARIO 2020 E BILANCIO PLURIENNALE PER IL TRIENNIO 2020 - 2022

IL CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI STUDENTI UNIVERSITARI

 

VISTO l'atto 1586 del Senato della Repubblica "Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2020 e bilancio pluriennale per il triennio 2020 - 2022"

 

CONSIDERATO il parere espresso dal CNSU sullo schema relativo ai criteri di riparto del Fondo per il Finanziamento Ordinario delle università per il 2018

 

ESPRIME IL SEGUENTE PARERE

 

Il nostro paese, in rapporto con gli altri stati dell'Unione Europea, presenta un quadro di investimenti decisamente inferiore nel capitolo istruzione: spendiamo il 7,9% della spesa pubblica complessiva contro una media UE del 10,2%. Nel segmento dell'educazione terziaria investiamo solamente lo 0,3% del nostro PIL. La mancanza di investimenti nel mondo universitario comporta delle serie conseguenze per il nostro paese. L'Italia, infatti, in relazione al secondo target relativo all'istruzione (strategia Europa2020) riguardante l'innalzamento al 40% della quota di 30-34enni in possesso di una laurea, si posiziona al penultimo posto nell'UE. Con un valore medio stimato al 40,7%, l'UE ha complessivamente raggiunto nel 2018 l'obiettivo: Francia, Spagna e Regno Unito lo hanno superato da diversi anni, in Italia invece tale quota è ferma al 27,8%.

 

In riferimento all'art. 108, per quel che concerne l'integrazione del Fondo di Finanziamento Ordinario, se da un lato l'aumento di 150 milioni di euro destinati principalmente alla stabilizzazione dei contratti, per un totale di 7 miliardi e 600 milioni di euro, è apprezzabile e potrebbe far pensare che si stia andando nella direzione di rifinanziare l'università pubblica, come a più riprese chiesto dallo stesso CNSU, le criticità sono tali da poter giungere alla conclusione che l'istruzione terziaria non sia davvero tra le priorità di questo Governo. Per raggiungere il pareggio di bilancio, gli Atenei attingono con sempre maggior frequenza dalla contribuzione studentesca violando il vincolo di legge (stabilito nel DPR 306/1997) del rapporto del 20% tra contribuzione e trasferimenti statali. Riteniamo che sia inaccettabile questo sfruttamento cronico della contribuzione studentesca, usata come stampella di un sistema che chiede urgentemente di essere ripensato dalle istituzioni competenti. Occorre quindi un pieno rifinanziamento del Fondo di Finanziamento Ordinario per ottemperare tutte le esigenze del nostro sistema universitario. La ripartizione dei fondi, basata su meccanismi punitivi, ha come principale effetto negativo, come già largamente evidenziato dal presente Consiglio, la generazione di un meccanismo di competizione perversa tra gli Atenei che alimenta le diseguaglianze tra nord, centro e sud e tra piccoli e grandi atenei, alimentando in prospettiva anche il divario economico e sociale tra i

 

vari territori del Paese, in contrasto con i principi di uguaglianza tra i cittadini espressi dalla nostra Costituzione. Il CNSU è invece convinto che, in questo preciso momento storico, la direzione prioritaria nella ripartizione dei fondi sia quella di concentrare le risorse proprio laddove siano riscontrate le criticità maggiori, con l'obiettivo di superarle e portare tutti gli atenei del Paese ad un alto livello di qualità della didattica, servizi e accessibilità. Dopo aver raggiunto questo obiettivo, è possibile trovare delle forme di finanziamento che vadano a valorizzare quegli atenei capaci di perseguire obiettivi di didattica, ricerca e servizi. Quanto sopra esposto è fondamentale se si ritiene che la formazione, e in particolare la possibilità per tutti di accedere a un'istruzione terziaria di qualità, sia la chiave per il superamento delle contraddizioni e le diseguaglianze sociali, territoriali ed economiche che caratterizzano il nostro Paese.

 

Sempre rispetto al Fondo di Finanziamento Ordinario è doveroso sottolineare l'assenza di meccanismi di incremento ai fini di una decontribuzione studentesca e dell'ampliamento della No-Tax Area. Si ritengono queste misure essenziali nella direzione di aumentare progressivamente la No-Tax Area a

28.000 € di ISEE. Questo per ottenere un superamento dell'attuale sistema di contribuzione studentesca e il perseguimento, nel lungo periodo, della gratuità dell'università. Il tutto senza causare un decadimento della qualità dei nostri Atenei e spostando interamente il finanziamento del sistema universitario su una sempre più progressiva fiscalità generale. È necessario, quindi, un investimento più cospicuo in questa direzione, soprattutto per consentire la sostenibilità della No-Tax Area agli atenei, in particolar modo quelle del sud, per far sì che i finanziamenti statali siano sufficienti a coprire interamente i mancati introiti degli Atenei.

 

Per assicurare un vero diritto allo studio, inoltre, occorre effettuare investimenti volti a conseguire una serie di obiettivi prioritari, eliminando la figura dell'idoneo non beneficiario di borsa di studio, garantendo i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) sul territorio nazionale e aumentando la platea di borsisti. L'aumento dello stanziamento previsto a 264.590.632 di euro sul FIS in realtà non ottempera neanche lontanamente gli obiettivi delineati, con un aumento di soli 16 milioni di euro. Complessivamente la programmazione triennale della legge di bilancio prevede per il 2021 e il 2022 un deciso passo indietro, con uno stanziamento di circa 248 milioni di euro a fronte dei 264 stanziati ora. Un'ulteriore criticità è rappresentata dal fatto che il contributo studentesco al finanziamento del diritto allo studio universitario incide per oltre il 30%. Ci auguriamo pertanto che vi sia un netto e incisivo intervento sul fondo di cui sopra, che abbia una consistenza tale da soddisfare l'erogazione delle borse di studio spettanti di diritto alle studentesse e agli studenti idonei. In tale ottica, sono necessari non meno di 200 milioni di euro di investimenti per poi procedere contestualmente ad un aumento della soglia di accesso alle borse di studio, come sopra sottolineato. Per fare ciò, sarebbe anche necessario destinare il 3% delle somme del Fondo Unico Giustizia (FUG) al FIS secondo quanto prescritto dalla legge 128/2013, finora ignorata e mai applicata.

 

In merito all'art. 28 il CNSU valuta in maniera negativa la costituzione dell'Agenzia Nazionale della Ricerca (ANR), poiché se confermata, visti i compiti che le vengono assegnati, andrebbe a violare l'autonomia della ricerca e degli atenei, oltre al fatto che alcuni dei compiti che ha andrebbero a sovrapporsi a compiti che già hanno il MIUR e l'ANVUR. Si ritiene inoltre sbagliato il metodo con cui si nomina tale commissione, in particolare la direzione, poiché una nomina diretta da parte del presidente del consiglio significherebbe lo svilimento dell'autonomia delle università su procedure e argomenti su cui fare ricerca. Riteniamo quindi che i fondi ad essa destinati possano essere meglio utilizzati nell'ambito dell'università.

 

La legge di bilancio presentata alle camere, inoltre, non contiene alcun riferimento a risorse finanziarie per far fronte alla carenza di personale medico e sanitario e un incremento delle borse di specializzazione. L'aumento dei contratti di formazione specialistica del DM n. 617 dell'08-07-2019, dello scorso anno, è apprezzabile ma del tutto insufficiente a riassorbire l'imbuto formativo e a rispondere al fabbisogno di salute del nostro paese. Una questione che è affrontata in modo sbagliato da alcune regioni, che propongono soluzioni inadeguate per sopperire al mancato investimento e l'adozione di misure inefficaci per superare l'imbuto formativo per i medici specialisti e per quelli di medicina generale. Il numero delle studentesse e degli studenti coinvolti nel fenomeno dell'imbuto formativo è destinato ad aumentare annualmente creando gravi conseguenze sia per i giovani medici italiani sia per il Servizio Sanitario Nazionale. Questa tendenza va verso una sanità pubblica che abbassa il suo livello di qualità delle prestazioni mettendo a rischio l'efficacia delle cure e il diritto alla salute.

 

Il finanziamento di 91.183.809 di euro in edilizia universitaria è assolutamente insufficiente. Occorre innanzitutto creare a livello nazionale una strutturazione seria di tutti i problemi di edilizia universitaria, che spaziano dalla normale ristrutturazione alla costruzione di intere sedi universitarie necessarie per garantire spazi più ampi e sicuri per tutte le studentesse e gli studenti che vogliono accedere all'università e che oggi vedono questo accesso negato. In Italia, con sempre maggior frequenza, la realtà quotidiana a cui si assiste è quella di università con strutture non manutenute e incapaci di ospitare le attività, didattiche e non. Le conseguenze di questa situazione di sottofinanziamento si traducono quindi in due fenomeni parimenti inaccettabili: il sovraffollamento delle strutture o il ricorso ad un utilizzo illegittimo della limitazione degli accessi. Bisogna sottolineare l'assenza di un incremento destinato a risolvere le problematiche delle strutture universitarie e per consentire agli atenei di attuare politiche di sostegno alla residenzialità secondo la legge 338/2000 per lo sviluppo dell'edilizia residenziale universitaria e migliorare i servizi legati al diritto allo studio. Il CNSU sottolinea la mancata occasione di tornare, dopo molti anni, a investire veramente e con lungimiranza nell'edilizia universitaria, con particolare attenzione al consumo di suolo e alla rivalorizzazione dei beni pubblici inutilizzati. La voce specifica in legge di bilancio, con 37 milioni investiti su costruzione e ristrutturazione delle strutture, è del tutto insufficiente. Sottolineiamo, in merito a quanto emerge dall'art. 8 del DDL riguardante Investimenti enti territoriali, l'importanza e la necessità che, seppur limitati, tali finanziamenti, volti alla realizzazione di opere pubbliche e alla messa in sicurezza di edifici e del territorio, siano considerati per un utilizzo funzionale ed efficiente anche in ambito universitario, in vista di un generale miglioramento della condizione studentesca. Inoltre, il CNSU ritiene che sia necessario mettere in luce come, nonostante all'Art. 11 del Green New Deal e all'art.12 del Green Mobility si faccia riferimento a misure generali per la riconversione ecologica del Paese e che attenzionano la sostenibilità ambientale, non siano presenti finanziamenti a copertura di progetti simili relativamente agli ambiti dell'Università e della Ricerca.

 

 

IL PRESIDENTE

Luigi Leone Chiapparino



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