Emblema della Repubblica Italiana

Consiglio Nazionale degli
Studenti Universitari

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  • Home pagePareri2017Parere sullo schema di decreto relativo ai criteri di riparto del Fondo di Finanziamento Ordinario delle Università per il 2017

31 luglio 2017

Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari

 

Roma, 31 luglio 2017

Alla cortese attenzione

dell'On. Ministra

Sen. Valeria Fedeli

Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca

 

Al Capo Dipartimento

Prof. Marco Mancini

Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca

 

Al direttore generale

dott.ssa Maria Letizia Melina

Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca

 

Al direttore generale

Daniele Livon

Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca

 

LORO SEDI

 

OGGETTO: PARERE SULLO SCHEMA DI DECRETO RELATIVO AI CRITERI DI RIPARTO DEL FONDO DI FINANZIAMENTO ORDINARIO DELLE UNIVERSITÀ PER IL 2017

 

Adunanza n. 8 del 31 luglio 2017

 

IL CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI STUDENTI UNIVERSITARI

 

VISTO lo schema di decreto di riparto del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) per l'anno 2017;

RICHIAMATI i pareri precedenti adottati da quest'organo sulla quota di riparto premiale del 2013, sull'FFO 2014, 2015, sulla quota base del 2016 e sulla quota premiale 2016;

 

ADOTTA ALL'UNANIMITÀ IL SEGUENTE PARERE

 

Lo schema di decreto in questione ancora una volta è, a nostro avviso, inadeguato a soddisfare le esigenze di un sistema universitario ancora sottofinanziato e lontano dalle determinazioni a più riprese espresse da questo Consiglio. Ribadiamo come questo sistema di finanziamento abbia bisogno di un cambio di prospettiva, poiché attualmente inadeguato a soddisfare le esigenze sistemiche del mondo universitario: in un contesto in cui la quota base dell'FFO non è nemmeno in grado di garantire tutte le necessità degli atenei, la quota premiale rischia di favorire un meccanismo punitivo piuttosto che incentivante. È invece necessario impostare il sistema secondo una visione radicalmente differente, attraverso un aumento degli investimenti che garantisca a tutti gli atenei un'elevata qualità della didattica e della ricerca, riconoscendo l'imprescindibile ruolo di motore del Paese che l'Università dovrebbe svolgere, calata nel tessuto sociale.

Per questo confermiamo la nostra contrarietà rispetto alla progressiva diminuzione dell'assegnazione di finanziamento della quota base, a favore dell'aumento della quota premiale.

A sostegno di ciò, anche quest'anno, all'art. 2, si registra la diminuzione della quota base suddetta che scende al 76% del totale delle risorse disponibili, passando dai 4.725.922 € del 2016 ai 4.592.750.480 € per il 2017. Anche quest'anno si perderebbe la possibilità per vedersi realizzata l'auspicata inversione di tendenza che dovrebbe portare ad un consistente aumento della quota base così da  garantire agli Atenei quantomeno l'erogazione delle prestazioni di base e le ordinarie attività didattiche e di ricerca.

Il Consiglio esprime inoltre perplessità rispetto alla lettera c) dell'articolo in quanto non è chiara la motivazione per cui debbano essere inseriti nella voce della quota base, riguardante questa la generalità degli atenei e il finanziamento delle attività ordinarie e non in una voce ad hoc, vista la natura differente della stessa.

L'aumento di due punti percentuali della quota premiale,che raggiunge così il 22 % del totale delle risorse disponibili a cui tuttavia non corrisponde un equivalente aumento della quota complessiva di FFO, ricalca una logica tutt'altro che incentivante, poiché penalizza gli atenei che invece avrebbero bisogno di maggiori investimenti e di strategie che sostengano economicamente una programmazione degli interventi migliorativi all'interno degli atenei, allo scopo di risanare le disuguaglianze presenti tra le diverse università italiane.

In questo quadro l'art. 3, rubricato come "Assegnazione destinate per le finalità premiali di cui all'art. 2, comma 1 del decreto legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1", descrive il peso dei criteri e stabilisce gli indicatori della quota in esame. Nonostante l'auspicata riduzione del 5% dell'indicatore A "Qualità della ricerca" dell'allegato n. 1, la quota premiale è determinata per il 60 % in base ai risultati della VQR, il cui algoritmo ha suscitato forti critiche provenienti da larga parte della comunità accademica e si è rivelato fortemente inadeguato a svolgere una funzione parametrica oggettiva riguardo alla valutazione della qualità della ricerca e delle politiche di reclutamento.

Accanto a ciò, si considera negativo come tra gli indicatori costituenti la quota premiale si registri una predominanza della parte relativa alla ricerca, evidenziando la minor presenza di indicatori che valutino l'impegno degli atenei per garantire la qualità della didattica e i suoi risultati. Dunque, risultano trascurate nella valutazione le risorse messe in campo dagli atenei a proposito della didattica e la considerazione di tale elemento è affidata alla scelta degli indicatori da parte degli atenei, nell'ambito della valorizzazione dell'autonomia responsabile.

Con riguardo all'indicatore C dell'allegato n. 1 ("Valorizzazione dell'autonomia responsabile degli atenei"), si prende atto delle criticità di un meccanismo ritenuto da questo Consiglio scarsamente in grado di riconoscere un miglioramento concreto e reale all'interno degli ambiti previsti. Inoltre spinge gli atenei ad una malsana competizione e ad una programmazione guidata non da scelte strategiche volte al miglioramento dell'offerta formativa e della qualità della ricerca ma dalla necessità di reperire più agevolmente finanziamenti.

In relazione all'allegato n. 3, si sottolinea che la quota di salvaguardia, disposta per contenere la diminuzione del  Fondo per il Finanziamento Ordinario spettante a ciascuna università, si è ridotta da -2% del 2015, al -2,5% del 2016, diminuendo ancora fino a -2,75% per il prossimo anno, con la conseguente riduzione della quota di assegnazione con finalità perequativa di 50 milioni di euro rispetto al FFO 2016. Sebbene, dunque, si consideri coerente con l'intento perequativo l'inserimento di una soglia massima al 3%, riteniamo penalizzante l'innalzamento della soglia minima a -2,75% perché comporta una maggiore perdita sui bilanci degli atenei.

In merito all'art. 8 "Interventi a favore degli studenti", si chiedono delucidazioni rispetto all'inserimento in questa voce di capitoli di spesa precedentemente trattati nei decreti analoghi che esulano dai cosiddetti "interventi a favore degli studenti". Non si possono infatti considerare come effettivi e consistenti aumenti dei finanziamenti previsti a favore degli studenti, al netto dell'inserimento di 55 milioni atti a coprire la no-tax area e i 5 milioni finalizzati all'orientamento previsti dalla legge di bilancio e l'aumento di 1 milione a favore degli studenti disabili e con disturbi specifici dell'apprendimento.

Riguardo le borse post lauream esprimiamo perplessità per la scelta di vincolare "almeno il 60%" di tale fondo a favore dei cosiddetti dottorati innovativi,  in quanto compromettono i percorsi di dottorato riguardanti la ricerca di base e gli ambiti umanistici.

 

 

Per il Presidente

Anna Azzalin

Il Vicepresidente

Luca Galli



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